Ospedale di Santa Maria della Pace
L’antico complesso ospedaliero di S. Maria della Pace sorge nell’area chiamata, fino all’Alto Medioevo, Regio Thermensis, per la presenza di uno stabilimento termale sul quale fu poi impiantato il quattrocentesco palazzo Caracciolo che fu residenza di Ser Gianni Caracciolo, amante di Giovanna II d’Angiò e Gran Siniscalco del Regno. Il palazzo, attribuito ad Andrea Ciccione, presenta un portale strombato con colonnine ed archi marmorei a tutto sesto, sormontato da un bassorilievo della Madonna con Bambino.
Nel 1587 lo stabile fu acquistato dai religiosi dell’Ordine di S. Giovanni di Dio, detti Fatebenefratelli, e destinato ad ospedale, per accogliere i malati affetti da sifilide ma anche appestati e colerosi durante le frequenti epidemie che flagellarono Napoli nei secoli successivi.
La struttura ospedaliera è rimasta attiva fino all’inizio degli anni Settanta del Novecento, dopo il terremoto del 1980 è stata restaurata ed oggi accoglie una delle sedi del Museo delle Arti Sanitarie.
Nel 1628 fu avviata la costruzione della Chiesa di S. Maria della Pace su progetto di Piero De Marino, allievo di Bartolomeo Picchiatti. Inaugurata nel 1638, la Chiesa fu intitolata alla Pace di Crépy (1544), siglata tra Francesco I di Francia e Carlo V d’Asburgo, sostenitore del riconoscimento dell’Ordine religioso presso Papa Pio V (1572): la scena è raffigurata da autore ignoto nella pala dell’altare maggiore. A Dionisio Lazzari si deve il portale con marmi bianco-grigi e il timpano spezzato da un’edicola (1642).
Negli anni 1716-22 Domenico Antonio Vaccaro disegna per la chiesa alcuni altari marmorei, tra cui quelli del transetto e gli angeli reggistemma in stucco che decorano i pennacchi della volta.
Dopo il terremoto del 1732 si resero necessari lavori di restauro del complesso Chiesa – Ospedale, attribuiti al Regio ingegnere Nicola Tagliacozzi Canale.
Tra il 1765 e il 1770 i padri ospedalieri espansero il complesso verso sud, inglobando la chiesetta si S. Martino e acquistando alcuni edifici limitrofi, tra cui il cinquecentesco Palazzo De Raymo, posto alle spalle di Palazzo Caracciolo, in corrispondenza del quale fu poi realizzato il secondo chiostro con pilastri, cornici e parapetto in pietrarsa, più grande e sottoposto di circa 4 metri al primo, fino a raggiungere l’attuale conformazione, rilevata nelle piante dell’Ufficio tecnico del Comune nel 1877.
Nello stesso periodo fu ampliato anche il Salone del Lazzaretto (76,80×10,24×12,50), che occupa tutta l’ala orientale del complesso; concepito ad aula unica, secondo il modello dello “spedale medievale”, laico e religioso, come testimoniato dalla presenza dell’altare marmoreo, fulcro prospettico della gran Sala, realizzato nel 1722 da Angelo Sommillo su disegno di Domenico Antonio Vaccaro. I due portali laterali sono opera di Niccolò Tagliacozzi Canale e fiancheggiano i tabernacoli per oli santi (1680), attribuibili alla bottega dei Lazzari.
Dietro l’altare si trova l’ambiente per la cura di particolari malattie infettive, poi gabinetto medico, con un grande tavolo lapideo retto da sostegni leonini.
L’alta volta a botte, dai toni giallo-ocra, rosa e azzurro, è affrescata con 15 medaglioni, raffiguranti Vita, miracoli e gloria di S. Giovanni di Dio, da Domenico Viola e Giacinto Diano. Presenta anche 15 tondi per lato, dedicati ai Santi dell’Ordine.
Sulle pareti lunghe furono realizzati due ballatoi lignei, retti da mensole e volute di ferro battuto, che riparavano i letti dei ricoverati dalla luce e dal vento, da cui venivano calati cibo e medicine.
Dal 1854 la parte inferiore delle pareti fu trattata, per motivi igienici, a “lambris”, uno stucco liscio che simula il marmo: esso fu ridipinto in bianco negli anni Settanta del ‘900 e recuperato con il restauro del 1983-86.
L’ospedale fu gestito dai Fatebenefratelli fino al 1866; nello stesso periodo esso accolse le cattedre di Chimica, Fisica e Medicina, fungendo, allo stesso tempo, da luogo di assistenza e formazione medica.
Nel 1939 il nosocomio confluì nell’amministrazione dell’Ente Ospedali Riuniti.
Nel 1966 fu chiusa la Farmacia della Pace, su via Tribunali. Di essa restano i portali ad archi ribassati, l’iscrizione marmorea e i simbolici alambicchi; recuperati i due rilievi marmorei posti in chiave, raffiguranti lo stemma dell’Ordine.
Nel 1974 l’attività ospedaliera fu dismessa e il complesso divenne sede di Uffici giudiziari e Comunali.
Nel 2009 il Complesso di S. Maria della pace è stato dichiarato Patrimonio dell’Unesco.
I Percorsi
Un percorso dedicato alla storia delle principali malattie contagiose, dalla più antica, la lebbra, alle malattie infettive emergenti, che da sempre accompagnano la storia dell’ umanità. Una sezione del percorso è dedicata alla storia dei vaccini e delle conquiste della ricerca medico-scientifica.
Dalla magia naturale alla ricerca alchemica, la sala ricostruisce l’ evoluzione della ricerca del farmaco. Farmacie ospedaliere, industrie farmaceutiche e rimedi omeopatici fanno da corollario alla farmacia ottocentesca “Irolla”, ricostruita negli spazi retrostanti all’ altare del Lazzaretto. Essa racconta la galenica, la fitoterapia, i principi attivi dei veleni sino ai cordiali e liquori. Anche i profumi venivano realizzati nelle antiche spezierie.
Giuseppe Moscati ed Antonio Cardarelli sono stati due maestri della scuola medica napoletana che hanno attraversato il positivismo scientifico tra XIX° e XX° secolo. La vita nell’Ospedale degli Incurabili del Medico Santo è documentata attraverso la ricostruzione di ambienti e oggetti scientifici dell’ epoca. Il rapporto tra scienza e fede e l’atto medico quale gesto di solidarietà e carità rappresentano il tema della sala.
La tradizione del Presepe Napoletano presenta i “ pastori malati” che recano in sé i segni delle diverse malattie quasi per esorcizzarle. Accanto a loro i guaritori, spesso ciarlatani, per raccontare la storia sanitaria della città di Napoli e dei suoi antichi ospedali.
L’ evoluzione dell’ odontoiatria dall’ antico cavadenti alla raffinata ed avanzata tecnica dell’implantologia;il percorso offre al visitatore una sofisticata e raffinata collezione di calchi e reperti anatomici, stampe e strumenti antichi con la ricostruzione di un laboratorio odontotecnico del passato.