Biblioteca “Rispoli” nell’ex Ospedale Elena d’Aosta
Descrizione breve in aggiornamento.
Grazie a tutti voi, come in ogni favola, la storia inizia sempre con un atto di fondazione. Come dice Marguerite Yourcenar nelle Memorie di Adriano le biblioteche sono come i granai, che conservano la cultura del mondo in un tempo difficile, perché le carestie che verranno non avranno mai fine. Quindi dobbiamo essere pronti a conservare, tutti quanti voi state partecipando e ti prego di ripigliare tutta la compagnia non soltanto me , te compresa, perché è una bella squadra e scende in campo e secondo me quando si crea qualcosa insieme ci vuole un rito di iniziazione che in genere inizia con un racconto. Ecco io vi racconto com’è nata questa biblioteca, questa biblioteca è nata da un accordo tra noi e l’ASL non proprio tranquillo, anche un po’ contrastato, noi siamo stati spostati, in maniera traumatica e il museo delle arti sanitarie di cui sono il direttore scientifico, in realtà, ha dovuto preoccuparsi, eh nel periodo di meno di due mesi, di spostare gran parte dei volumi con mezzi di fortuna e aiutati da poche persone in un luogo più sicuro che ha approntato l’ASL devo dire a sue spese con una certa eleganza e questa biblioteca è stata fatta da un architetto Giuliano Serra voluto da Ciro Verdoliva e da Antonio Bruno. E così via è una biblioteca attenzionata, ovviamente dalla sovrintendenza archivistica regionale nella persona del direttore Gabriele Capone che ha sempre guardato con grande interesse ai fondi librari ospedalieri. In realtà questa fondamentalmente è una biblioteca di storia di medicina e degli ospedali e la mia biblioteca tecnica però, siccome rappresenta poi la storia di molti altri colleghi che hanno donato al museo i loro libri, in realtà contiene molte vite e molte storie. Però quella principale, ve la voglio raccontare che la biblioteca che probabilmente avrà il nome di Rispoli.
C’è stata una questione sul nome di mio papà ,mio nonno, alla fine è stato scelto quello più semplice perché la gran parte vengono da libri che sono stati messi insieme da me e devo dire con grande sacrificio economico. Tutti questi libri sono stati acquistati, gran parte sono stati maneggiati, alcuni letti completamente altri ovviamente letti solo parzialmente e sperando di avere molte vite a disposizione, per leggerli tutti. Come dice il saggio, Ippocrate “Vita brevis est” cioè la vita è breve, quindi non può contenere tutta l’arte invece l’arte è infinita. Quindi, una sola persona non puo’ mai illudersi, un solo medico non può mai conoscere tutta la medicina e nessuno di voi potrà mai conoscere tutta la cultura del mondo e quindi ogni sforzo che noi facciamo è mettere insieme i libri affinché altri dopo di noi continuino il lavoro. È un filo rosso, un codice genetico che passa da una mano all’altro, questa biblioteca potrebbe diventare forse uno dei centri più attenzionati per lo studio delle arti mediche e in particolare della storia della sanità, della salute nelle terre del sud. Quando ho cominciato a comprare i libri, ho guardato soprattutto la provenienza dei libri e gran parte sono tutti del Regno delle Due Sicilie, sono di Napoli, sono tutte le tipografie che hanno stampato libri o riviste nel regno delle per una grande Scuola medica che è stata onorata da Marco Aurelio Severino, Cirillo, Domenico Cotugno, Cardarelli, Moscati e così via Mariano Semmola, quindi c’è tutto lo scibile di una cultura molto antica. L’idea di una biblioteca nasce in realtà dalle mie vacanze da bambino a Roma nella casa di mia nonna. Io ho avuto un nonno speciale che era socialista, uno dei più grandi socialisti vicino a Giolitti un attivista militare nella prima guerra mondiale, ha fatto precipitare gli avvenimenti in Parlamento, perché era vicino al ministro della guerra, Sonnino.
Amico di Michele Gers, ed entrambi massoni tifavano per l’entrata dell’ Italia nella grande guerra. Lui insieme ad altri compagni hanno brigato perché le corazzate russe e francesi entrassero nel porto di Taranto; ci sono i documenti di questa biblioteca e quindi forzando un blocco navale , l’Italia si schiera a favore tradendo l’Austria, la Germania con cui prima era alleata.
La grande guerra fu una brutta storia di cui lui stesso si rammarica e che però racconta a me nipote attraverso degli scritti, perché in realtà lui è morto che avevo l’età di due anni, scelto da lui per trasmettermi i suoi interessi e la sua cultura. Quindi mi ha lasciato in eredità la sua scrivania, la sua sedia, che infatti io conservo gelosamente e tutta una biblioteca romana che era fatta soprattutto da libri di varie culture perché lui era un ingegnere di ponti, ingegnere idraulico che ha ricostruito Messina dopo il terremoto nel 1908 e soprattutto era un grande studioso di paranormale e di esoterismo, era di fatto un medium. Tanto è vero che nei salotti romani conservano ancora la memoria delle sedute spiritiche fatte con due altri studiosi Capparoni direttore di Storia dell’Accademia ed Adalberto Pazzini il direttore di studi di storia della medicina della Sapienza e sulle cui tracce io poi mi sono indirizzato con delle sorprendenti avventure di carattere oserei dire straordinarie di cui non vi voglio parlare ora. Invece parliamo di lui che sapendo che doveva morire perché aveva una cardiopatia dilatativa e quindi gli restavano pochi mesi e sapendo che io portavo il suo nome, volle dedicare tutta la sua abilità a trasmettere al giovane nipote acquisito, tutta l’esperienza della sua vita. Quindi in ogni suo libro ci sono degli appunti che lui indirizzava a me, facendo quindi un piano di lettura per anno, lasciando nei libri sempre un appunto per me. Quindi nel primo scaffale le favole di Esopo (mia nonna me le leggeva quando avevo 5 anni), non so Giulio Verne, Il gatto con gli stivali, però con il suo commento molto arguto. Per esempio trovate dei libri molto interessanti per esempio I Viaggi di Gulliver con acclusi appunti in cui lui spese molto tempo e scriveva con grafia molto minuta con dei fogliettini a matita. Poi ho capito dopo perché, la matita ,la grafite regge l’umidità, quindi paradossalmente la matita puo’ superare anche un cattivo stato di conservazione, cose che lui dice aveva imparato durante la grande guerra, quando le trincee erano umide e fredde ed i loro soldati scrivevano alle famiglie le cartoline usando la matita. È chiaro che il gioco è stato eccitante, perché io avevo 5 o 6 anni, mia nonna che era la vestale di questo suo proponimento, mi leggeva i libri nell’ordine che il nonno aveva stabilito. E’ chiaro che a sei anni non avevo letto solo tutto Giulio Verna ma era così avido che avevo incominciato ad affrontare letture più impegnative, avevo 13 anni quando leggevo la traduzione integrale di Das Capital, il capitale di Carlo Marx che era insieme a Leone Trotskij, socialista, poi incominciai a leggere tutti i libri di Freud, di psicanalisi che lui aveva, poi i libri di idraulica ,di meccanica. Quelli capivo un po’ di meno ma pure la teoria della relatività ricordo un libro tostissimo di Wolfgang Pauli che era uno studioso insieme ad Albert Einstein e quelli proprio devo dire la verità, non riuscivo a capirlo, mio nonna ormai non me li leggeva più perché in verità all’eta’ di 6/7 anni io stavo chiuso nella stanza di mio nonno e passavo le mie vacanze romane, quasi tre mesi a leggere come un pazzo, ovviamente creando una tensione in un soggetto giovane e ovviamente psichicamente instabile, una psicosi perché ovviamente mi confrontavo con una persona che non c’era più che amavo e chi mi aveva amato tanto da voler trasmettere oltre la morte il messaggio della sua esperienza. È stato un terribile esperimento di paranormale, molti libri suoi infatti che ho a casa, arriveranno qui nella biblioteca; molti riguardano il paranormale e l’esoterismo che a Napoli basta pensare ad Eusapia Palladino e tutto il movimento che riguarda i medium e le sedute spiritiche. Io stesso ho fatto parte dell’Accademia di parapsicologia in via Calascione a Napoli che era diretta da Giorgio de Simone, il fratello Di Roberto de Simone che era un professore di architettura, ma aveva messo in piedi un gruppo in cui noi facevamo delle registrazioni, facevamo sedute spiritiche, ci mettevamo in contatto con l’aldilà e uno dei miei maestri è stato Massimo Inardi di cui all’inizio non sapevo nemmeno chi fosse, ma era il trionfatore di quiz di Mike Buongiorno, era un medico che bastava che sentiva una o due note e diceva qual era l’opera, in realtà lui leggeva il pensiero perché lui mi ha insegnato a usare il metodo delle carte rhine e quindi a vedere due persone, uno di qua, uno di là con un muro in mezzo e ognuno di noi ha delle capacità, di trasmettere o di ricevere maggiore di altri e quindi noi studiavamo questo fenomeno, poi arrivato ai 17 anni mi sono iscritto a medicina e forse attratto anche dai libri di medicina che aveva mio nonno.
La biblioteca di mio nonno aveva libri di ogni genere dalla psicanalisi, anatomia, alle malattie sessualmente trasmesse, che poi tra l’altro mi raccontava anche di sue storie molto intime, di tutte le sue donne, le sue esperienze sessuali durante la guerra, le prostitute, che aveva fatto, che cose aveva combinato. Mi racconto’ che era stato un eroe per caso, con una medaglia d’argento a dosso Faito: siccome quando comandavano le cariche, lo racconto non senza emozione a lui che era un giovane ufficiale, toccava o aprire la carica o chiuderla. Chiuderla significava che i ragazzini timorosi di saltare fuori, mettendo la baionetta in canna e gridando “avanti Savoia” dovevano essere freddati se si rifiutavano di uscire dalla trincea, ovviamente con un colpo alle tempie dall’ ufficiale di complemento. Lui, di fronte ad un giovane che ebbe una crisi isterica legata alla paura non riuscì a sparare. Per fortuna, un maresciallo dei carabinieri, insomma a un certo punto puntò prese la sua arma e sparò al soldato che aveva una crisi isterica con l’arma di mio nonno, per evitare la sua fucilazione visto che non riusciva ad eseguire gli ordini. Mio nonno, forte di queste esperienze, si offri’ di comandare le cariche. Così è diventato un eroe, come dico io, per paura di uccidere un uomo ed ha conquistato una vetta importante comandando una carica superando tre fili spinati e contro le mitragliaci austriache sparando ad altezza uomo. Quindi, lui mi ha raccontato tutto, questi libri per me avevano una doppia valenza, uno di scoprire la vita di mio nonno, l’altro di scoprire cosa aveva letto e cosa aveva studiato. Lui, mio nonno, Gennaro Galato, era una persona di una levatura straordinaria per l’epoca e cosi’ io mi sono trovato sono senza volerlo e senza avere nessuna capacità particolare, a diventare bravo in letteratura, in storia, filosofia …..immaginate una professoressa che mi interrogava a 16 anni sulla rivoluzione francese. Si entrava in crisi ad interrogarmi perché, l’alunno Rispoli, non va interrogato, fategli solo scrivere il programma e non fategli mai domande. Quando si accorgevano che lo studente rimproverato, perché spesso distratto, rispondeva alle loro domande, dimostrando di avere maggiore conoscenza della lezione che loro stavano proponendo, le docenti abbandonavano l’aula sconvolte. E’ stato per me una tragedia, ovviamente mi sono portato dentro questa tristezza di non riuscire a comunicare facilmente con i miei compagni e con i miei docenti. Dopo, al Liceo Garibaldi, ho studiato per completare la mia formazione ed un prete domenicano, vista la mia passione per la filosofia, mi ha portato nel pomeriggio a studiare teologia al Largo Donnaregina. Cio’ mi ha aiutato a studiare bene il greco, ho studiato anche superficialmente l’aramaico, l’esegesi biblica e quindi sono andato a scuole da domenicani, gesuiti, perfezionando tutto il pensiero alla luce della liberazione che riguardò soprattutto la compagnia di Gesu’ che ebbe un protagonismo importante in America Latin e Teilard De Chardin. Proprio in quegli anni in Azione Cattolica sono stato presidente e autore di un giornalino ciclostilato. Ci sono dei libri che testimoniano questo periodo nell’azione cattolica. A quell’epoca l’azione cattolica erano l’unico modo per esprimersi; il parroco Padre Ponticelli, un eccellente comunicatore con i giovani, voleva formarmi come politico, un democristiano, aveva già stabilito che io sposassi la figlia del medico Saviano del corso Garibaldi, e io travolto dal maggio francese nel ’68 cambiai completamente progetto di vita. Anche prima avevo maturato un’esperienza sociale comunitaria a Firenze, perché sono stato uno dei ragazzi del fango, nel 1966, dopo l’alluvione partimmo in 4 di noi dal liceo Garibaldi con una tenda e la’ incontrai ragazzi che venivano dalla Francia, dal Belgio, dall’America, dall’Inghilterra per liberare dal fango, Firenze. Prima del ’68 in Italia questa fu l’accadimento che risveglio’ in noi giovani il pensiero rivoluzionario al contatto con altri provenienti da tutti i paesi del mondo. Si parlava di Don Milani e dei ragazzi di Barbiana: fu l’inizio vero della contestazione giovanile. A Firenze rimasi per 2 settimane e fui assegnato a ripulire i locali bassi della Galleria Vasale , in particolare ho ripulito tutti gli strumenti chirurgici di un grande chirurgo del settecento Giovanni Brambilla che adesso fanno bella mostra di se’ nel museo della scienza di Firenze.
Per un ragazzino fu emozionante ripulire gli strumenti e le casse in avorio in acciaio e insomma, incominciai a pensare che i chirurghi non erano così cattivi, ma forse servivano a qualcosa. Forse fu l’inizio della mia vocazione. Quindi questa è parte della mia storia. Poi sono passato nel ’68 armi e bagaglio nella sinistra estrema, sono stato un picchiatore rosso, condannato per reati politici, iscritto ai gruppi che poi hanno fondato il Manifesto. Da vero sessantottino ho militato nel movimento studentesco e mi sono occupato dei renitenti alla leva militare a favore del servizio civile. Convinto che bisognasse cambiare il mondo, per poco non sono migrato nelle brigate rosse, che all’epoca era facile ma non condividevo una soluzione politica violenta di lotta allo stato. Ospitavo all’insaputa dei miei genitori, tutti i ragazzi che si rifiutavano di presentarsi alle armi e che non condividevano la leva ma la necessità di un volontariato civile diffuso. Adesso torniamo invece alla storia della libreria, quindi il primo nucleo è quello di mio nonno che ovviamente con grande gelosia porterò nella biblioteca . Mio padre all’età di 17 anni è partito volontario in Africa, ha dovuto interrompere gli studi perché lui era convinto dell’idea dell’ impero fascista. E’ stato un grande ammiratore di Mussolini, pur contestando le leggi razziali e l’alleanza con Hitler, pertanto una parte della mia biblioteca è fatta della cultura fascista perché mio padre puntualmente annotava tutti gli eventi e gli avvenimenti anche bellici. Lui non ha potuto studiare da giovane ma gli è rimasta la voglia di comprare i libri e portarli a casa per leggerli e spiegarmeli, arricchendo cosi’ la mia preparazione, facendo anche il riassunto perché diceva “tu non hai molto tempo, ho capito che fai mille cose allora io ti faccio il riassunto” siccome a mio padre piaceva la storia delle religioni , e quindi non dovete meravigliarvi se , insomma le religioni di tutto il mondo sono un pezzo della biblioteca. Quando mi sono iscritto a medicina, ho lasciato la scuola di parapsicologia perché incompatibile con gli studi medici, fui costretto dal board dell’Accademia e di fatto allontanato proprio perché volevano il mio bene. Mi dissero “tu non puoi continuare, studi l’obiettività delle cose e noi studiamo qualcosa di invisibile che non c’è”. Iscrivendomi a medicina comprai, con la grazia alla generosità di mio padre, sempre i libri di testo più costosi. Sulle bancarelle trovai libri di testo per quattro soldi e mi resi conto che i libri antichi che compravo per 50 lire 100 lire di anatomia valevano molto più dei libri di testo. Ho capito cosi’ il valore dell’antico e che mai più avrei dovuto affrontare una disciplina scientifica, senza conoscerne le origini per cui, per me e’ importante, come un buon meccanico non può lavorare e mettere mano sul motore della Ferrari se non conosce il motore o la valvola a farfalla di una cinquecento, e quindi per lo stesso concetto, ogni cosa da studiare nella scienza medica doveva includere lo studio delle origini antiche. Ad esempio quando studiavo fisiologia, leggevo il Ganong, il libro più moderno negli anni 70 ma avevo anche lo Houssain che era un libro di fisiologia degli anni trenta che mi aiutava a capire la evoluzione delle ricerche. Poi capì che i libri dei seicento dell’ottocento non erano niente male, soprattutto sulla anatomia, sulla anatomia topografica, anatomie chirurgiche, sulla chirurgia. Sembra pazzesco ma io ho avuto molti riconoscimenti professionali perche’ al tavolo operatorio, riproponevo tecniche molto antiche usando i mezzi moderni… in passato si sceglievano le vie di accesso molto eleganti, campi esangui e quindi avevano veramente una chirurgia meno invasiva. Una volta che ho capito questo principio ho voluto leggere tutti i libri di chirurgia per comprendere tutti gli errori, i fallimenti di chi mi ha preceduto. Le raffigurazioni, gli schemi e poi le stampe antiche arricchivano man mano la libreria. Quando finii gli studi di medicina, praticamente avevo raccolto il corpo medico dall’ottocento fino ai miei anni di corso e quindi, non vedevo una discontinuità ma facevo pure bella figura agli esami di specializzazione in chirurgia. Poi ho continuato, perché ovviamente quando mi capitavano pezzi importanti di librerie, per esempio di collezionisti io ero molto amico di Luigi Regina, di Flores, di Pironti ma anche di altri collezionisti e di altre librerie napoletane, cercavo di acquistare i libri di ogni disciplina medica. I librai sistematicamente prima di vendere un libro nel catalogo, all’asta e all’estero, mi chiamavano mi chiedevano se io volessi acquistare anche a rate. Molte volte devo dire me lo hanno addirittura regalato perché hanno sempre apprezzato il mio progetto di raccogliere l’eredità di tutta la cultura sanitaria e medica dell’antica Napoli. I mercanti si sono mostrati molto piu’ sensibili, a volte, delle istituzioni e mi hanno consentito in realtà di mettere le mani su antichi fondi medici di famiglie napoletane Molti libri e manoscritti sulla storia degli Incurabili. Noi siamo in un momento in cui la storia sta facendo una specie di rivisitazione a tutta la cultura del Risorgimento, ma in particolare sta guardando con attenzione al mondo della scienza nel regno delle Due Sicilie e la scienza medica si percepisce come un’onda molto alta, un autentico primato nel Regno delle Due Sicilie. Basta leggere i libri e ti rendi conto che le prime anestesie sono state fatte in Europa continentale a Napoli.
La campagna vaccinica più importante nell’ottocento è stata fatta nel Regno delle Sicilie. Quindi questa biblioteca per noi non è soltanto un’opera di recupero del libro, ma è anche un volere dimostrare come i nostri maestri erano avanti nella ricerca medica e ogni volta che leggo un libro mi emoziono perché mi rendo conto che molti di questi dati non sono stato mai pubblicati perché, ovviamente, un po’ imbarazzanti per la cultura dominante. È il momento di riscrivere la vera storia della sanità nel sud del paese con una Napoli capitale con delle eccellenze straordinarie che ricevono la fiaccola dalla mano dalla scuola di Salerno, ma arrivano a un livello molto più alto nonche’ nel settecento grazie al rapporto tra l’ospedale Incurabili, la corte borbonica che non mancò di usare riguardi proprio verso i medici incurabilini. Penso di avervi detto tutto, se avete domande, fatele così resterete registrate per sempre e questo può essere anche un buon modo di raccontare la storia complicata di una libreria particolare che nasce da un nonno defunto, da un padre soldato e da un figlio che sceglie di fare il medico studiando i libri del padre, del nonno e aggiungendo i miei della mia cultura scientifica. Ecco perché forse è giusto che la Biblioteca porti il nome “Rispoli”. Chi fa domande? Simona? Sabrina? Questo è importante perché secondo me il vero motore di tutto il museo è qui dentro, dovete immaginare che tra l’altro la biblioteca, contiene anche fondi tipo stampe, documenti, quindi non soltanto libri ma di tutto e io sono convinto che uno dei motivi per cui siamo riusciti a raggiungere il consenso a testa alta nel mondo scientifico, sono proprio i nostri documenti in genere inediti.
Nel mondo della cultura, io sono un parvenu perché sono un chirurgo con nulla a che fare col mondo umanistico, però ho dovuto farmi accettare. Pero’ il mondo degli umanisti in genere, vede nella cultura una parabola molto lenta, io sono abituato, usando il bisturi e le mani, ad aprire e chiudere ogni cosa, cioè, non mi piace lasciare in sospeso degli accadimenti, quindi è chiaro questa filosofia è completamente diversa oserei dire rivoluzionaria nel mondo dei musei, della cultura, dove in genere l’attesa ha tempi lunghi e le prospettive sono praticamente infinite. Questo metodo riguarda anche questa biblioteca che infatti riguarda il vostro lavoro con la mia ansia di concludere presto e di aprirla al pubblico.